NOCCIOLA IGP: L’UE PERMETTA DI INDICARE LE ZONE DI ORIGINE SULLE ETICHETTE

Poter scrivere sulle etichette, accanto alla denominazione di origine e alle indicazioni geografiche protette, anche la specifica località di provenienza: è la richiesta che ho presentato al Parlamento Ue, come primo firmatario di una risoluzione che punta a modificare l’attuale regolamento per i prodotti agricoli e alimentari.

Martedì scorso, nell’ambito di un incontro ufficiale, con Cristina Rueda Catry, capo di gabinetto del Commissario Ue all’Agricoltura, Hogan, ho illustrato in anteprima la risoluzione che verrà presto discussa in Commissione per poi arrivare al voto del Parlamento Ue in seduta plenaria.

A differenza di quanto possibile per il vino, la normativa europea non consente alle Dop e alle Igp di individuare al loro interno differenziazioni geografiche, nonostante queste influiscano in modo sostanziale e oggettivo sulle caratteristiche dei prodotti. Il caso della nocciola è emblematico: quelle prodotte nella nostra regione non sono tutte uguali, pur avendo sull’etichetta la stessa indicazione IGP Piemonte.

Questo perché su qualità e sapore, come ci insegna il vino, incidono il terreno, il clima, l’altitudine e tanti altri valori, a cominciare naturalmente dalla capacità di chi coltiva. Per cui vogliamo che l’Europa ci riconosca, in modo facoltativo, la possibilità di scrivere, ad esempio “Langhe”, “Roero”  o “ Monferrato” sulle singole etichette.

Una richiesta che arriva in modo condiviso da tutto il mondo della nocciola piemontese, dal Consorzio di Tutela alle principali organizzazioni di categoria, nell’ottica di una maggiore valorizzazione della qualità, ma anche di una giusta gratificazione per le tante generazioni contadine che, da decenni, coltivano una delle nostre più grandi eccellenze.

La varietà di nocciolo coltivata in Piemonte è la Tonda Gentile Trilobata, la cui produzione è concentrata nelle tre province di Cuneo, Asti e Alessandria, in particolare nelle colline di Langhe, Roero e Monferrato (ma si coltiva anche a Novara, Vercelli e Torino).

Attualmente la provincia di Cuneo detiene il primato con circa 7.000 ettari coltivati a nocciolo (dei quali oltre duemila concentrati nelle Langhe) che rappresentano quasi il 90 per cento della superficie regionale destinata alla corilicoltura e circa l’85 per cento dell’intera produzione piemontese che si avvicina ai 150.000 quintali, l’8-9 per cento di quella nazionale (Fonte: Consorzio Tutela Nocciola Piemonte).

I prezzi delle nocciole  sono più che triplicati e questa è una notizia positiva, ma dovuta a fattori totalmente esterni alla nostra situazione di mercato, perché legata alla gelata primaverile in Turchia che ha fatto lievitare i costi. L’unico modo per uscire dal rischio di subire l’impatto della produzione turca, visto che in Italia abbiamo solo il 12 per cento di quella mondiale, è di investire sulla qualità dimostrando che la nostra nocciola è la più buona del mondo.

Per fare questo, però, dobbiamo poter scrivere sull’etichetta il luogo esatto di provenienza. L’incremento del prezzo ha, infatti, provocato un proliferare fortissimo della coltivazione e si rischia di fare nuovi impianti in zone non particolarmente vocate. Non possiamo introdurre dei limiti perché sarebbe una posizione ingiustificata, visto che abbiamo bisogno di più nocciole italiane. Ma, vogliamo ci sia data la possibilità di valorizzare le nostre aree di produzione ad altissima qualità.

L’attuale regolamento sulle denominazioni di origine dei prodotti agricoli (eccetto il vino) è del 2012. Per modificarlo serve una decisione del Parlamento Europeo. 

Ma dobbiamo intervenire in fretta, agganciando la nostra ad altre richieste di modifica del regolamento e fare sinergia con la Spagna, unico Paese europeo, oltre all’Italia, a produrre nocciole. Prima che la Turchia, leader mondiale con il 70% dell’intera produzione, faccia il suo ingresso ufficiale in Europa.

 

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