IMPIANTI A FUNE: ABOLITO IL LIMITE DI “VITA TECNICA”. Gli on. Cirio e Costa: “Decisione storica che salva il futuro delle nostre montagne”

Gli impianti a fune italiani non hanno più una scadenza di vita: un emendamento al Decreto “Sblocca Italia”, approvato il 6 novembre scorso, ha cancellato il termine massimo (dai 30 ai 60 anni in base al tipo di impianto) oltre il quale era necessario sostituirli.

“Una decisione storica che salva il futuro delle nostre montagne”: spiegano l’eurodeputato Alberto Cirio e il vice ministro Enrico Costa, che hanno incontrato, nelle scorse ore a Torino, i gestori degli impianti a fune di Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria.

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Il concetto di “vita tecnica” è stato introdotto dalla normativa italiana 30 anni fa (D.M. del 2 gennaio 1985). Nel 2000 l’Unione Europea ha varato una Direttiva per definire i requisiti di sicurezza obbligatori negli impianti a fune che trasportano persone. L’Italia ha recepito la Direttiva nel 2003 (Decreto legislativo n. 210), eliminando la scadenza per gli impianti costruiti dopo tale data e dotati di marchio CE, ma mantenendolo per tutti quelli precedenti.

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“La normativa UE non prevede il concetto di vita tecnica, che non esiste, infatti, negli altri Paesi europei - commenta Alberto Cirio - In pratica l’Italia ha mantenuto un vincolo introdotto quasi 30 anni fa, aggiungendo per il nostro Paese un ulteriore obbligo a quelli richiesti dall’Europa. Nelle scorse settimane avevo sollevato la questione a Bruxelles, perché questa aggiunta non solo non aumentava il livello di sicurezza, ma penalizzava la competitività delle nostre imprese e del sistema turistico che ruota attorno agli impianti a fune, creando una concorrenza sleale a danno del nostro Paese. Adesso, finalmente, le stazioni sciistiche italiane potranno concorrere alla pari con quelle svizzere, austriache e francesi: abbiamo eliminato un ostacolo che rischiava di far morire l’intero sistema della montagna”.

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“La modifica di legge introdotta nei giorni scorsi è una vittoria importante che contribuisce ad alleviare le difficoltà in cui si trovano a lavorare gli operatori del mondo dello sci. - commenta Enrico Costa – Ora sarà essenziale confrontarsi con gli operatori nella fase attuativa della norma di legge, che dovrà contenere indicazioni chiare e puntuali, che garantiscano la sicurezza ma evitino aggravi burocratici sulle imprese”. 

 

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Gli impianti a fune in Italia sono in tutto 444, la maggior parte dei quali concentrati nelle regioni del nord a servizio del turismo montano invernale ed estivo: 50 in Piemonte, 51 in Lombardia, 17 in Valle D’Aosta,  6 in  Liguria, 49 in Trentino e 116 Alto Adige, 46 in Veneto, 8 nel Friuli Venezia Giulia, 17 in Emilia Romagna, 14 in Toscana,  8 in  Lazio, 1 in Umbria, 10 nelle Marche, 26 in Abruzzo, 1 in Molise, 7 in Campania, 6 in Basilicata, 4 in Calabria, 5 in Sicilia e 2 in Sardegna. 

Il giro d’affari degli impianti di risalita italiani che trasportano turisti sulle piste e in montagna è stimato, per il 2014/2015, in circa 940 milioni di euro (Fonte: Osservatorio Skipass Panorama Turismo / JFC tourism&management).

bardonecchia_sciatori sulla seggiovia con panorama delle montagne innevate

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